Crisi economica: tutto decresce ma gli stipendi aumentano

Dalla lettura di Internazionale apprendo che «trovare e conservare un posto di lavoro è sempre più difficile, ma chi ce l’ha se la passa meglio di dodici mesi fa». Negli Stati Uniti «nell’arco del 2008 la retribuzione oraria è aumentata in media del 4 per cento».
Ed in Italia? – vi chiederete.
Secondo Repubblica in Italia l’aumento è persino più alto: arriva al 4,3 per cento nello stesso periodo.
L’articolo che Internazionale traduce dal New Yorker è di James Surowiecki.
L’autore motiva che le aziende «temono quella che gli economisti chiamano “selezione avversa”: se tagliano i salari è probabile che saranno i lavoratori meno produttivi a rimanere, mentre i migliori cominceranno a cercarsi un altro posto».
Sembra inoltre che la produttività dei lavoratori americani sia aumentata del 3,1 per cento, come a segnalare che chi il lavoro ancora ce l’ha, fa di tutto per tenerselo stretto. Bisogna inoltre aggiungere che l’aumento di produttività è una buona spiegazione dell’aumento delle retribuzioni; quantomeno la giustifica.
Il giornalista del New Yorker chiude con una nota triste:
«Gli stessi fattori che favoriscono chi ha un lavoro – più produttività e stabilità dei salari – rendono più cupe le prospettive di chi non ce l’ha»
Chi non lavora paga.


[...] Aggiungo: sembra che i redditi siano in aumento. [...]
Crisi economica: analogie (e differenze?) con la crisi del ‘29 « Pillola Velenosa
26 marzo 2009 alle 10:47